12 maggio 2020

#PRECARIOSCUOLA


Essere insegnanti è un compito difficile per la responsabilità educativa che gli è propria e bellissimo più di ogni altro. Se, infatti, l'insegnante è in grado, mettendo in gioco la sua personale intelligenza emotiva, di comprendere almeno in parte la dimensione personale dei suoi studenti, allora ha la possibilità di influenzare positivamente l’atmosfera in classe in modo da plasmare ove possibile lo sviluppo delle competenze sociali ed emotive degli alunni, rendendo possibile un più efficace apprendimento anche delle competenze cognitive e intellettuali.

Io sono una docente precaria della scuola italiana.
Prof.ssa Elena Moscardo

13 aprile 2020


«Siamo chimici (e biologi), cioè cacciatori: nostre

sono “le due esperienze della vita adulta”

di cui parlava Pavese, il successo e

l’insuccesso, uccidere la balena bianca

o sfasciare la nave; non ci si deve

arrendere alla materia incomprensibile,

non ci si deve sedere. Siamo qui per

questo, per sbagliare e correggerci,

per incassare colpi e renderli. Non ci

si deve mai sentire disarmati: la natura

è immensa e complessa, ma non è impermeabile

all'intelligenza; devi girarle

intorno, pungere, sondare, cercare il

varco o fartelo.» 
Primo Levi

21 marzo 2020



Sembra scritta ai nostri giorni questa poesia e invece è tratta da “Iza’s story”, di Grace Ramsay, 1869...ma quanto è attuale il suo contenuto!

E la gente rimase a casa
E lesse libri e ascoltò
E si riposò e fece esercizi
E fece arte e giocò
E imparò nuovi modi di essere
E si fermò

E ascoltò più in profondità
Qualcuno meditava
Qualcuno pregava
Qualcuno ballava
Qualcuno incontrò la propria ombra
E la gente cominciò a pensare in modo differente

E la gente guarì.
E nell’assenza di gente che viveva
In modi ignoranti
Pericolosi
Senza senso e senza cuore,
Anche la terra cominciò a guarire

E quando il pericolo finì
E la gente si ritrovò
Si addolorarono per i morti
E fecero nuove scelte
E sognarono nuove visioni
E crearono nuovi modi di vivere
E guarirono completamente la terra
Così come erano guariti loro.

1 novembre 2018

Educare è un atto d'amore

'Vorrei limitarmi a richiamare i lineamenti della figura dell’edu-
catore e del suo compito specifico. Educare è un atto d’amore, è dare vita. 
E l’amore è esigente, chiede di impegnare le migliori risorse, di risvegliare la passione e mettersi in cammino con pazienza insieme ai giovani. L’educatore dev’essere anzitutto molto competente, qualificato, e al tempo stesso ricco di umanità, capace di stare in mezzo ai giovani con stile pedagogico, per promuovere la loro crescita umana e spirituale. I giovani hanno bisogno di qualità dell’insegnamento e insieme di valori, non solo enunciati, ma testimoniati. La coerenza è un fattore indispensabile nell’educazione dei giovani. Coerenza! Non si può far crescere, non si può educare senza coerenza: coerenza, testimonianza.'
Discorso Di Papa Francesco 
ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione per l’Educazione Cattolica – Roma, 13 febbraio 2014